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goroDopo un intero giorno trascorso a fotografare, la piccola Jennifer Land, con l’ingenuità e l’impazienza propria dei bambini, chiese al padre, Edwin Herbert Land, il motivo per cui non era possibile vedere subito le immagini che si era impegnata a scattare con tanto entusiasmo.

Oggi sarebbe alquanto improbabile che a qualcuno venisse in mente di fare una domanda del genere: con le nostre belle macchine fotografiche digitali, dagli schermi luminosi e brillanti, è subito possibile vedere se lo scatto è ben riuscito, oppure se è necessario rimettersi nuovamente in posa. “Sono venuto con gli occhi chiusi? La foto è sfuocata?”: queste sono al massimo le domande che, ai nostri giorni, può sentirsi rivolgere chi sta dietro l’obbiettivo e scatta la fotografia.

La situazione era invece ben diversa nel 1943, non solo perché il mondo era in piena guerra, ma anche perché la tecnologia non era ancora arrivata ai livelli di oggi. Non è detto però che la società di allora era peggiore della nostra, anzi…, intorno alla metà del novecento, forse esistevano ancora i geni e gli inventori…

Edwin Herbert Land, da alcuni è stato proprio definito come “l’ultimo dei grandi geni”, secondo solo ad Edison per numero di brevetti depositati, ed è stata proprio la richiesta della figlia che ha fatto scattare – mai come in questo caso il termine può dirsi più appropriato… – in lui l’intuizione per la creazione di una macchina fotografica a secco, con la quale le fotografie sarebbero state visibili subito dopo il clic.

Edwin H. Land fin da subito ebbe ben chiara in mente l’idea, ma, come sappiamo, tra la teoria e la pratica vi è una notevole differenza. Nonostante ciò, da quel dicembre del 1943, quando la piccola Jennifer “illuminò” il padre, passarono pochi anni e già nel 1947, in una notte tempestosa, mentre si trovava all’Hotel Pennsylvania di New York, all’età di 37 anni, Edwin Herbert Land scattò la prima istantanea, che ritraeva la sua figura e dava origine al mito della macchina fotografica Polaroid.

In realtà, Edwin H. Land, nato nel Connecticut nel 1909, prima di inventare la sua rivoluzionaria macchina fotografica istantanea, aveva già messo a punto una serie di invenzioni come le lenti polarizzate, i filtri ottici, i visori notturni e le munizioni potenziate, molto sfruttate in ambito militare. Nel 1937 aveva inoltre fondato la Polaroid Corporation, ma senza dubbio il suo sistema fotografico istantaneo è stato, e resterà, la sua invenzione più famosa, in quanto per la prima volta ha dato la possibilità ai fotografi di vedere le loro immagini subito dopo lo scatto.

Più o meno ci vogliono circa cinquanta secondi di attesa, prima di poter ammirare l’immagine catturata, che, ovviando al lungo e complesso procedimento di sviluppo tradizionale, nasce grazie ad un speciale involucro, contenente la soluzione chimica, il quale viene applicato ad ogni singola pellicola e si rompe dopo lo scatto, quando la pellicola stessa passa attraverso due cilindri.

Sembra che nel 1948, presso un grande magazzino di Boston, sia stata esposta la prima macchina fotografica Polaroid in grado di produrre, col solo scatto, le fotografie al suo stesso intero. Risultato? La macchina fotografica fu venduta dopo poche ore!

Da quel momento iniziò l’ascesa vertiginosa della Polaroid che ebbe subito un grande riscontro popolare, al quale presto si aggiunse il successo riscosso tra i fotografi professionisti, i quali vennero conquistati dal fascino delle istantanee, che con la loro tipica cornice bianca impossibile da ritrovare nelle fotografie tradizionali, sono presenti in quasi tutti gli album di famiglia ad immortalare i ricordi di una vita.

Nel 1966, nel giro di venti anni, la Polaroid raggiunse probabilmente il suo apice: erano state vendute tre milioni di macchine fotografiche e quindici milioni di pellicole. Ma Edwin Land non si fermò nemmeno difronte a questi sorprendenti risultati e nel 1972 inventò quella che forse è divenuta la più intramontabile tra le macchine fotografiche Polaroid.

La SX-70, superando le poche difficoltà legate ad un uso non proprio immediato dei modelli precedenti, con il suo caricatore interno, introduceva il primo rullino di forma quadrata, e scattava immagini anche modificabili: con graffi, tagli ed esposizioni al calore ed alla luce, le istantanee divennero un buono strumento creativo, poiché era facile ottenere particolari effetti, rendere strani gli scatti, deformare le foto ed addirittura riutilizzare alcune pellicole per successive stampe.

In seguito, le pellicole Polaroid 600 garantirono una fedeltà più elevata dei colori, e nel corso degli anni la Polaroid è diventata il simbolo di una fotografia “rapida e dinamica”, come la generazione che usandola immortalava il mondo.

Purtroppo però dal giugno del 2008 la favola ha rischiato di essere interrotta: proprio la voglia di vedere subito l’immagine scattata…, proprio l’ansia di vedere istantaneamente la fotografia appena realizzata, ha questa volta regalato il successo alla tecnologia digitale, che ha praticamente mandato in pensione le vecchie, care Polaroid.

La favola potrebbe quindi finire qui, ma come sappiamo le favole non sono tali se non hanno il lieto fine. Siamo nei primi mesi del 2010 infatti, quando ad Enschede, al confine tra l’Olanda e la Germania, un gruppo di dodici tecnici, ingegneri e chimici, uniti proprio dalla passione per la Polaroid, ha deciso di acquistare un ex fabbrica appartenuta all’azienda americana, ed ha acquistato i macchinari necessari per la produzione della pellicola.

Il risultato? Sicuramente non verrà eguagliato il successo ottenuto dagli storici modelli della Polaroid, ma dal 2010 è in vendita la nuova Istant Camera Polaroid 300, che con l’innovativa pellicola dalle moderne prestazioni, si promette di mantenere in vita il mito delle istantanee.

Ai più nostalgici infine, resta sempre qualche occasione da scovare tra le bancarelle dei mercatini, o tra le pagine di internet. Ancora è abbastanza facile trovare anche le pellicole Polaroid, che, se ben conservate con la confezione integra, sembra riescano a garantire buoni risultati anche essendo scadute.

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